Euristiche e bias cognitivi

Di che cosa parla l’articolo

Gli errori diagnostici hanno un impatto significativo sugli esiti dell’assistenza sanitaria e sulla cura del paziente. Le cause dell’errore diagnostico sono complesse e legate non solo a carenze dei sistemi sanitari, ma anche all’errore umano.
I bias cognitivi (errori sistematici di giudizio) e le euristiche (‘scorciatoie’ cognitive che possono causare un errore) sono fattori umani che possono compromettere il processo diagnostico.
Le euristiche, in particolare, sono definite come ‘scorciatoie mentali’ sviluppate dai clinici nel tempo, che consistono nel saltare dei passaggi per giungere rapidamente ad una conclusione.
Il processo diagnostico è complesso ed esposto all’errore a diversi livelli.
Ciò è stato evidenziato in recenti lavori che hanno studiato l’eziologia e le conseguenze dell’errore diagnostico. La National Academies of Sciences, Engineering and Medicine definisce l’errore diagnostico come:
1) un fallimento nel fornire una spiegazione accurata e tempestiva ai problemi di salute del paziente o
2) un fallimento nel comunicare questa spiegazione al paziente.
Questi errori possono avere un impatto significativo sulla salute e sulla prognosi del paziente, sulle competenze professionali e sull’aumento dei costi dell’assistenza sanitaria a causa di ritardi o indagini inappropriate.
Negli ultimi 40 anni i dati di letteratura sui processi decisionali, sui meccanismi alla base degli errori diagnostici e sui bias cognitivi sono aumentati notevolmente e viene condiviso che la maggior parte degli errori cognitivi che portano a diagnosi errate non sono dovuti ad una mancanza di conoscenza, ma piuttosto a carenze nella raccolta, integrazione e verifica dei dati, che spesso portano a una diagnosi prematura.
Un recente studio ha dimostrato che l’errore diagnostico è responsabile del 6-17% di tutti gli eventi avversi ospedalieri e che l’errore medico è la terza causa di morte negli Stati Uniti.

I punti principali

Gli oftalmologi valutano, di routine, pazienti con disturbi, la cui eziologia può attraversare i confini dell’occhio e richiede di valutare aree anatomiche e patologie non propriamente tipiche di questa specialità.

Consideriamo le euristiche e i bias cognitivi in tale situazione: consideriamo un paziente con acne rosacea che il follow-up ha portato a una diagnosi di blefarite, basandosi in parte sul riconoscimento dell’associazione tra queste due condizioni (euristica). La gestione del paziente è stata fino ad un certo punto conservativa, inclusa la rassicurazione e il trattamento topico.
Durante un appuntamento, il paziente avverte che un lato continua a peggiorare e quindi vengono aggiunti al trattamento gli antibiotici sistemici; nonostante ciò, il peggioramento unilaterale continua, ma il paziente è ancora gestito secondo la diagnosi iniziale.
Un altro medico nel valutare il paziente per la prima volta nota una proptosi unilaterale dell’orbita oculare.
La diagnostica per immagini rivela un meningioma dell’ala sfenoidale che invade l’orbita lungo la parete laterale. Retrospettivamente, viene indicato che la blefarite asimmetrica fosse in realtà un’infiammazione orbitale che si manifesta con sintomi a livello del segmento anteriore inclusa l’infiammazione delle palpebre.
Il primo medico consultato potrebbe aver basato la diagnosi sulla storia clinica e sulle analisi che calzavano perfettamente con lo scenario clinico e l’associazione nota, ma potrebbe essere caduto nella trappola di una conclusione diagnostica prematura.
Il bias di conferma (Confirmation bias), rappresenta la tendenza a ricercare dati a supporto dell’ipotesi diagnostica e ignorare quelli che la confutano. In questo esempio si è osservato un bias di conferma da parte dei medici valutatori che hanno preso in considerazione solo quegli aspetti che confermavano la diagnosi.
Availability bias rappresenta la tendenza a porre diagnosi di patologie che si ricordano meglio. Nel nostro caso questo tipo di bias potrebbe essere entrato in gioco nel formulare una diagnosi di blefarite perché viene facilmente in mente, a causa della sua frequenza.
Al contrario, il nuovo medico valutatore ha riesaminato la diagnosi sulla base di alcune caratteristiche insolite come l’asimmetria, di nuovi sintomi e, molto più importante, della non guarigione del paziente.
La metacognizione, una strategia cognitiva per ridurre i bias, che prevede una rianalisi immediata del problema e una riflessione sulle alternative, è stata fondamentale nell’orientare questo paziente verso un’indagine appropriata.

Perché è importante

Esistono numerose strategie cognitive per diminuire i bias e gli autori dell’articolo ritengono importante introdurre nei percorsi formativi dei medici questi concetti utili per il processo diagnostico, con lo scopo di prevenire una chiusura diagnostica prematura.

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